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Jack e Elly

Oggi per voi i primi tre episodi di Jack e Elly

Un racconto che andrà avanti settimana dopo settimana, date un occhiata 😉

Attendo i vostri commenti 🙂

1 Episodio

Elly

Un altro turno è finito, meno male! Ho sempre eseguito il mio lavoro con facilità, ma con questa situazione critica che stiamo vivendo diventa tutto più pesante, troppe persone perdono la vita anche in un solo giorno. Oggi solo sotto ai miei occhi ho visto morire quattro persone e tutte per questo nuovo virus che sta mettendo in ginocchio l’intero pianeta. Fare l’infermiera per me è una vocazione, ma quando non riesco a fare nulla contro una forza così devastante mi sento impotente e seppure potrà sembrare egoista ci sono momenti in cui desidero cambiare lavoro. Così anche oggi finito il turno all’ospedale mi sono rintanata su una panchina di Central Park, è l’unico modo che ho per ricaricarmi, cancellare dalla mente i visi di quelle persone sofferenti per poi ritornare l’indomani a lavoro con nuove forze.

Adoro questo posto, soprattutto in autunno, il parco si tinge delle tonalità più svariate dal rosso scarlatto all’arancio, il giallo e per sfondo l’acqua del lago, di tanto in tanto arriva qualche folata di vento e le foglie degli alberi iniziano a danzare, è incredibile…si staccano dall’unica cosa che può tenerle in vita, il loro ramo, eppure sembra che gioiscano mentre cadono per terra. Forse è questo il segreto…pensare che anche quando sei morto in effetti non è la fine, ma un nuovo inizio. Chiudo gli occhi lasciandomi cullare solo dal fruscio delle fronde mentre immagino di volare leggera, trasportata dal vento proprio come le foglie. Così facendo dimentico tutto, soprattutto dimentico i visi delle persone spaventate che vorrebbero da me essere rassicurate.

Quando rientro nel mio piccolo appartamento ad aspettarmi c’è solo Willy il mio tenero gattino, ci siamo trasferiti entrambi l’anno scorso da Leavenworth una piccola città dello stato di Washington, ed è proprio lì che tornerei in queste giornate di sconforto per essere rincuorata dalle parole della mamma. Dopo tutto quello che sta succedendo sono sempre in pensiero per lei e papà, tutti i giorni le mando messaggi per raccomandarle di fare attenzione quando esce di casa, di coprirsi bene con la mascherina e di andare in giro solo lo stretto necessario. Se dovesse accaderle qualcosa io non sarei lì con lei e non riuscirei a perdonarmelo, mio padre nonostante abbia i suoi quasi ottant’anni è forte e in salute, lei invece è cardiopatica quindi come dicono nelle statistiche che sto iniziando ad odiare è un “soggetto vulnerabile” in più sembra che per il vaccino ci voglia ancora tempo. Adesso mi vengono in mente le parole di Joshua, il mio ex, prima che mi trasferissi mi ha lasciata dicendo che le storie a distanza non fanno per lui dopodiché non ha esitato a chiamarmi egoista solo perché accettando un buon lavoro in una grande città avrei lasciato da soli i miei genitori. Devo dire che non aveva tutti i torti, non passano giorni infatti che io non mi senta in colpa. E mentre continuo a crogiolarmi nei miei pensieri Willy mi ricorda che è ormai ora di cena e così trascorre la nostra serata, mangiando qualcosina per poi accoccolarci entrambi sul divano davanti a un buon film in attesa che la stanchezza mi faccia crollare nel sonno che spero proprio sia un sonno tranquillo.

Stamane al risveglio mi sento ancora agitata, nervosa, non so proprio in che modo affronterò dieci ore di turno. Quando arrivo in ospedale come di consueto ad aspettarmi alla macchinetta del caffè c’è la mia amica e collega Jessy che appena mi vede mi saluta sorridente, lei è una donna forte non come me che si fa sopraffare dalle emozioni <<Hey straniera!>>

<<Buongiorno>>rispondo senza troppa enfasi, lei sentendo il mio tono si accorge subito che qualcosa non va <<Cosa succede? Perchè hai quella faccia?>>

<<Jess non lo so! Delle volte tutta questa situazione…>> dico riferendomi allo stato di emergenza Covid <<Mi sembra di non reggerla, è più grande di me! E allora penso forse questo non è il mio posto, forse non è il lavoro adatto a una persona debole come me>> a quel punto mi abbraccia anche se non si potrebbe, ma al diavolo le restrizioni ne ho bisogno e lei lo sa ormai è come se fosse una sorella maggiore, sempre pronta a proteggermi e a dare consigli <<Lo so, non è semplice Elly, non sei l’unica ad avere momenti così, è normale! Non siamo macchine, quindi non sentirti in colpa per questo>> ecco lo sapevo trova sempre le parole giuste per tirarmi su, poi continua <<Stamattina è arrivato un ragazzo di appena trent’anni già in coma, l’amico che per fortuna si trovava con lui ha detto che si è sentito male all’improvviso, il tempo di chiamare i soccorsi ed era già in coma. Poverino  fa una tenerezza…>> 

<<Mio Dio sono una terribile egoista a pensare ai miei stati d’animo, quando le vere vittime sono altre, come il ragazzo di cui mi hai appena raccontato. Ora sarà meglio che inizi il turno…A dopo Jess!>>

<<Ok Elly a dopo e ti raccomando sì forte!>> dopodichè ci separiamo per riprendere entrambe le nostre mansioni.

Oggi ho dovuto sostituire una collega nel reparto pediatria, è stata una fortuna, mi ha fatto davvero bene stare con i bambini, vedere le loro risate durante la clownterapia è stato un toccasana per me, mi sento molto meglio. Il tempo è volato, mi accorgo che si è fatta ora di andare solo perchè Jess mi ha chiamata avvertendomi che sono ormai le cinque di pomeriggio, così saluto Corinne una bambina che ho conosciuto questa mattina a cui avevo promesso una buona cioccolata calda e vado via.

Mi dirigo verso il Central Park per il mio momento rilassante quotidiano, quando arrivo alla mia solita panchina però la trovo occupata da un ragazzo, è seduto con le mani nelle tasche del cappotto e lo sguardo rivolto al lago, non sembra sia messo meglio di me così nonostante io solitamente non sia una persona sfacciata decido comunque di sedermi, quella è la mia panchina, il mio posto e non posso rinunciarci per il primo che arriva.

<<Buongiorno! Le spiace se mi siedo anche io?>> domando senza farmi tanti problemi nonostante nel raggio di qualche metro si trovino almeno altre tre panchine, inizialmente non sembra sentirmi, sarà immerso totalmente nei suoi pensieri, allora decido di avvicinarmi ancora di più e alzando il tono di voce ripeto <<Posso sedermi?>> A quel punto il ragazzo si volta e mi guarda come se fossi un fantasma, quasi spaventato allora continuo preoccupata <<Tutto bene?>> i suoi occhi restano fissi nei miei ed io sento una strana sensazione, mi sembra di conoscerlo, poi finalmente mi parla <<Vuoi sederti qui?>> Beh, che domande <<Sì, se non ti dispiace, sai vengo qui tutti i pomeriggi, ormai la considero mia>> dico sorridendo per sdrammatizzare, mentre lui sorride, è carino!

<<Consideri tua una panchina?>>

<<Sì, ti sembra strano?>> e lui sempre sorridendo, scuote il capo dicendo <<No! Da oggi nulla può sorprendermi>>

<<Piacere sono Elly>> allungo una mano per presentarmi, ma lui non accoglie il mio gesto, dato che le sue mani rimangono in tasca. In effetti dimenticavo che con la storia del Covid certe usanze come darsi la mano non si possono più fare, quindi non mi offendo <<Piacere sono…>>ci pensa un attimo prima di rispondere il che mi fa credere che non voglia presentarsi con il suo vero nome <<Sono Liam>> dice, così mi siedo e restiamo lì entrambi a guardare il tempo che passa, è un incontro strano il nostro. Dopo un po’ mi alzo attirando la sua attenzione<<Vai via?>> dice <<Sì, devo andare, ci si vede in giro ok?>> lui accenna un sì con il capo dopodiché mi volto e vado via.

Torno a casa senza togliermi dalla testa l’immagine di Liam, sembrava triste, malinconico, non che questo mi debba interessare, anche perché sto pur sempre parlando di uno sconosciuto con cui ho condiviso per un po’ la mia panchina nel parco eppure non so come ma sono in pensiero per lui.

2 Episodio

Liam – Jack

E adesso? Dove vado? Cosa faccio? Tornerò in quella stanza di ospedale ancora una volta, è incredibile che Elly mi possa vedere. Mi dispiace che vada già via, ma sarebbe troppo seguirla fino a casa. Se dovessi trovare una risposta logica a quello che sta succedendo, l’unica cosa che mi viene in mente è la morte. Quando ho visto il mio corpo immobile sul lettino dell’ospedale mantenuto in vita solo da una macchina, ho provato sensazioni contrastanti. In primis ho provato paura, terrore, ma subito dopo tranquillità, pace mista a curiosità.

Avevo sentito i medici parlare fra di loro, a quanto pare sono in coma e ci sono pochissime speranze che io mi riprenda. Per continuare ad ascoltare i loro discorsi li ho seguiti e lì è stata la mia grande sorpresa, ho compreso che potevo uscire da quel posto, non ero obbligato a restare dove giaceva il mio corpo, ma potevo allontanarmi. Così iniziando a girovagare per l’ospedale, per chissà quale strana ragione mi sono sentito particolarmente attratto dai discorsi di due infermiere. Una di loro è Elly, mi è sembrata particolarmente provata, addolorata per le persone che ha visto morire. Ho provato compassione per lei, avrei voluto trovare il modo di dirle “No, non preoccuparti, noi morti stiamo benissimo!” lei è affranta ma non sa che chi supera la soglia è in pace, sereno, proprio come sono io adesso, non ricordo cosa vuol dire dolore o sofferenza anche se…Mi sorge un dubbio, se non sono ancora realmente morto allora cosa sono? Un anima vagante in attesa che qualche medico stacchi la spina e  mi lasci andare? E poi? Cosa Accadrà? Esisterà una nuova vita? Esisterà il famoso paradiso? E se io non lo meritassi? Cosa ci sarebbe per me, inferno o purgatorio? Ecco cosa significa non aver studiato la Divina Commedia, a quest’ora saprei come comportarmi. Eppure oggi ho avuto la prova che tra la vita e la morte c’è qualcos’altro di mezzo, mi sono ritrovato a seguire questa ragazza per semplice curiosità, poi però mi è bastato parlargli una sola volta per desiderare di farlo ancora e ancora, per adesso è andata bene ma cosa accadrebbe se si accorgesse che non sono fatto di carne e ossa? Si spaventerebbe, scapperebbe di sicuro, io scapperei, quindi opto per il silenzio o se proprio lo vogliamo dire non è neanche paragonabile al mentire ma semplice omissione. Non vedo l’ora di rivederla!

Elly

Il risveglio questa mattina non è stato dei migliori, mi sono svegliata di soprassalto con il cuore in gola e tutta colpa di un brutto sogno. Ero nel parco, camminavo serena dirigendomi verso la panchina dove l’altro giorno era seduto Liam. In lontananza lo vedo provando dentro di me un moto di felicità e per la smania di raggiungerlo avanzo verso di lui a passo veloce, purtroppo però lui accorgendosi del mio arrivo di scatto si alza dalla nostra panchina e va via mentre io lo chiamo urlando il suo nome a squarciagola, guardando la sua figura allontanarsi sempre di più senza mai voltarsi indietro. Ho provato dolore, disperazione, sentivo la sua mancanza, sembrava così reale che anche adesso a ricordarlo mi tremano le mani. Starò impazzendo? Fare un sogno del genere su un estraneo poi! Mi sembra esagerato, sono diventata troppo sensibile ultimamente.

Per fortuna oggi è il mio giorno di riposo all’ospedale, quindi me la prenderò con calma e cercherò di fare solo pensieri positivi, andrò al mercato a fare un po’ di spesa poi tornerò a casa per preparare un buon pranzetto che consumerò insieme a Jess. 

E’ una giornata soleggiata nonostante la temperatura poco mite dell’autunno, mi godo il lieve tepore dei raggi del sole mentre vago tra le tante bancarelle del mercato. Vendono di tutto, abbigliamento, accessori, frutta, pesce, verdure, fiori, mi piace venire in questo posto,mi distende. Quando vengo qui non mi limito a comprare, bensì giro e rigiro per vedere tutto, poi, solo alla fine decido cosa prendere, come dire…attendo l’ispirazione. 

Come ultima cosa lascio il  mio bancone preferito, quello dei fiori. Il tripudio di colori mi mette di buon umore e dopo l’incubo di stanotte onestamente credo di averne proprio bisogno.Giro e rigiro tra rose, tulipani, girasoli ma ad un certo punto mi fermo, è strano, mi sento osservata, alzo lo sguardo di colpo e giurerei di aver visto Liam tra la gente, poi penso, sarà stata la mia immaginazione, se così fosse stato si sarebbe di sicuro avvicinato per salutarmi, oppure no?

Intanto la fioraia si avvicina togliendomi la visuale della strada <<Signorina le do un bel mazzo di roselline?>>

<<Grazie, ma preferisco i tulipani, ne prendo otto di vari colori>>

<<E’ sicura? Queste rose sono incantevoli!>>

<<Sì, sono incantevoli, ma preferisco i tulipani se non le dispiace>> e così, lasciando la fioraia con un lieve disappunto, lascio il mercato, ma il mio pensiero fisso resta quel ragazzo, decido quindi nonostante tra le mani abbia varie buste della spesa, di attraversare Central Park prima di rientrare a casa.

Magari è lì, e magari potrei scambiare due parole con lui, vedere come sta…

Quando raggiungo la nostra panchina svaniscono le speranze di incontrarlo, lui non c’è, delusa decido comunque di sedermi per un po’, stare qui mi aiuta a riflettere. Cosa mi aspettavo poi, sono appena le undici di mattina di mercoledì, oggi è il mio giorno di riposo, non del mondo intero!

Incredula dopo poco vedo Liam sbucare dal nulla e avvicinarsi mentre io non posso fare a meno di sorridergli <<Ciao!>>

<<Ehi!>>

<<Hai fatto acquisti?>> mi chiede indicando le buste <<Già, oggi è il mio giorno di riposo e allora…>>

<<Cosa sono quelli?>> continua indicando i fiori <<Tulipani…La fioraia insisteva nel volermi vendere le rose ma a me non piacciono molto>>

<<Già, lo so!>>

<<Davvero?>>

<<Come?>>

<<Davvero sai che le rose non mi piacciono?>> a quel punto si giustifica <<No, certo che non lo so! Ma lo immagino>>

<<Ah, e sentiamo come faresti ad immaginarlo? Secondo te io non sarei un tipo da rose?>>

<<Non ho detto questo!>> esclama in sua difesa sorridendo <<Ok, direi che questa discussione non ha molto senso>> ritrovandoci entrambi a ridere di gusto <<Ti andrebbe di sederti?>>

<<Certo!>>

<<Come mai anche tu da queste parti? Anche per te giorno libero?>>

<<Diciamo di sì, diciamo pure che nell’ultimo periodo non sto lavorando molto>>

<<Libero professionista?>> a questo punto sembra in difficoltà nel rispondere, poi <<Sì, libero professionista>>

<<Non sai quanto ti invidio! Lavoro in ospedale, sono un infermiera, ma ultimamente sto rivalutando le mie capacità>>

<<In che senso?>>

<<Non credo sia un lavoro adatto a me, non mi piace vedere la gente morire sotto ai miei occhi>> lui mi guarda compassionevole <<Beh, ma ci sarà anche tanta gente viva che sarai riuscita ad aiutare, non è così?>>

<<Dici quindi che dovrei vedere il bicchiere mezzo pieno?>>

<<Dico che probabilmente sarai un po’ più sensibile del dovuto, ma questo non dovrebbe scoraggiarti, insomma, da quando essere sensibili è una brutta cosa?>>

<<Beh, detta così sembra veramente facile, sei saggio!>>

<<Già, diciamo semplicemente che ultimamente inizio a comprendere quali sono i veri problemi della vita>> restiamo in silenzio entrambi guardandoci negli occhi, poi dando uno sguardo all’orologio mi rendo conto di essere in ritardo, così prendo le buste e pure se a malincuore lo saluto <<Liam è stato un piacere rivederti e grazie! Le tue parole mi sono state di grande aiuto>>

<<Stai già andando via?>>

<<Sì, tra non molto devo vedere Jess, una mia amica e se faccio tardi chi la sente!>>

<<Capisco…posso accompagnarti?>> resto spiazzata dalla sua richiesta, è dolce, è carino, così senza pensarci molto <<Ok!>>

Continuiamo la nostra conversazione camminando verso casa, mentre penso al mio comportamento sconsiderato, dato che sto per mostrare a un perfetto sconosciuto dove abito, ma qualcosa dentro di me dice che posso fidarmi <<Sono arrivata!>>

<<Peccato, è stato bello rivederti!>> 

<<Anche per me!>> e restiamo avvolti da un silenzio imbarazzante che provvedo io a interrompere salutandolo <<Allora ciao Liam, ci si vede!>>

<<Sì, se Dio vuole!>> esclama alzando gli occhi al cielo, dopodiché si volta e va via.

Un attimo dopo sento Jess arrivare alle mie spalle <<Elly…Elly mi senti?>>

<<Ciao Jess, sì, certo, arrivo! Scusa stavo salutando un amico>>

<<Ah sì! E dov’è?>>

<<E’ appena andato via>>

<<Mah!>> si limita ad esclamare, sembra quasi non capire, come se avesse visto un fantasma, per poi seguirmi in casa per dare il via al nostro pranzetto tra amiche. Quando riusciamo io e lei ci vediamo per uscire, mangiare qualcosa insieme, vedere un film, Jess è l’unica amica che ho qui a New York, o forse no, da oggi potrei inserire nella lista anche Liam, chissà!

3 EPISODIO

Jack

Eccomi quì ancora una volta, sono rientrato nella mia stanza di ospedale, non vorrei che allontanandomi troppo dal mio corpo e per troppo tempo le cose peggiorassero, mi rendo conto che la mia vita è appesa a un filo e non so cosa fare per aiutarmi. La prima volta che ho visto il mio corpo disteso su quel lettino, preso dallo spavento, ho provato a rientrarci, ma nulla…

Un’ altra cosa che pur essendo ormai un anima vagante mi turba è il fatto che io viva ogni emozione, ogni sentimento con maggiore turbamento. Ad esempio, una cosa che da vivo proprio non mi interessava era la consapevolezza di essere solo al mondo, già non so chi siano i miei genitori dato che mi hanno abbandonato in orfanotrofio quando avevo pochi mesi di vita, quindi non so nulla del mio albero genealogico, e a dirla tutta neanche mi interessava, sono comunque cresciuto bene. Poi c’è Charles, lui sì che per me è come se fosse parte di famiglia, è mio amico dai tempi del liceo, mi è sempre stato vicino e mi ha aiutato ad essere quello che sono oggi, gli sono grato per questo. Ma, devo ammettere che stando qui, in questa situazione, vedendo gli altri malati che ricevono visite dei propri parenti mi sento triste, mi rendo conto di quanto sono solo, poi penso che tutto sommato una compagnia ce l’ho, è Elly.

Quando penso a lei e ormai è dal primo giorno che l’ho vista che non faccio altro, penso a quanto io sia fortunato, a quanto sia eccezionale il fatto che lei possa vedermi e sentirmi, se solo trovassi il coraggio di parlarle e dirle tutto, magari potrebbe aiutarmi a  trovare una soluzione per impossessarmi di nuovo del mio corpo. Potrei pur sempre dirle “Ehi…Cosa ne diresti di aiutarmi a rientrare nel mio corpo? Così, magari, potrei invitarti a cena” non oso immaginare che faccia farebbe.

E’ mattino finalmente, Elly tra un po’ dovrebbe iniziare il turno, vado a cercarla, potrei aspettarla da quella bambina, Corinne, lei passa sempre di lì a salutarla,  con una scusa la inviterò al parco per parlare, ho bisogno di lei! Ho bisogno che si fidi di me prima di dirle come stanno realmente le cose.

Elly

Mentre vado a lavoro, mi rendo conto di sorridere da sola pensando alla giornata trascorsa ieri, incontrare di nuovo Liam mi ha messo di buon umore, poi il pomeriggio trascorso con Jess mi ha fatto davvero bene, per un po’ ho dimenticato tutti miei problemi, uno fra tutti la preoccupazione per i miei genitori.

Sono in anticipo, ho ancora un po’ di tempo prima di iniziare il turno, vado a trovare Corinne, le farà di sicuro piacere un saluto, è sempre da sola dato che la madre poverina lavora quasi tutto il giorno.

Quando raggiungo la sua camera con grande sorpresa trovo Liam seduto di fianco al letto di Corinne intento chiacchierare. Mi vedono e sorridono entrambi, sembrano felici di vedermi <<Ciao!>> saluto e dalla mia faccia di sicuro si nota il mio leggero sgomento <<Voi due vi conoscete?>> chiedo <<Sì>> rispondono all’unisono, poi Liam continua <<No, in realtà ci siamo appena conosciuti, ero venuto per vedere il figlio di un caro amico, ma devo aver sbagliato camera e allora…>> a quel punto Corinne prosegue <<E a quel punto sono stata io a chiedergli di restare per un po’ a farmi compagnia, mi stava raccontando una storia davvero divertente>>

<<Ah si? Che bello!>> poi rivolgendomi a Liam <<Vuoi che chieda quale sia la camera giusta?>> lui sembra ancora una volta in difficoltà nel rispondere <<No! No, ho già fatto grazie, ho appena chiamato il mio amico e fortunatamente suo figlio è stato dimesso>>

<<Oh, beh…meglio così!>>.

Mentre mi intrattengo con loro mi chiamano dalla terapia intensiva <<Scusate, devo andare>> dico dispiaciuta di lasciarli <<Devo andare a controllare i parametri di un ragazzo in coma>>

<<Come si chiama il ragazzo?>> chiede Liam <<Jack Hermann, lo conosci?>>

<<Io? No no!>> a quel punto Corinne si intromette quasi piangendo <<Elly ti prego non puoi andare già via, sei appena arrivata, non puoi!>>

<<Corinne mi dispiace tanto ma ti prometto che appena ho un minuto ritorno>> Liam di scatto si alza dalla sedia e mi si para davanti <<Non puoi andare!>> allora resto di stucco per la sua reazione, mi sembra un pelino esagerata, poi si ridimensiona << Non puoi chiedere a un’altra collega di sostituirti? D’altronde anche Corinne ha bisogno!>> che carino a preoccuparsi di questa bambina appena conosciuta, però lo comprendo Corinne fa a tutti questo effetto, non le si può dire di no, così <<E va bene…proverò a chiedere il favore a Jess, ma tra dieci minuti al massimo devo tornare al mio lavoro>> detto questo entrambi esaltati dalla mia risposta sorridono dandosi il cinque, non posso fare a meno di unirmi a loro, alla loro gioia, per questa strana coppia  di amici improvvisata. 

Di bees83

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