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4 Episodio Jack e Elly

Eccoci arrivati all’ appuntamento con Jack e Elly 🙂

Vi lascio il 4 Episodio

Attendo i vostri commenti 😉

4 EPISODIO

Elly

Sono ancora nello spogliatoio dell’ospedale quando sento il telefono squillare nella mia borsa, leggo il nome di Joshua sul display e divento subito di cattivo umore, pensando che sarebbe un vero peccato rovinare una giornata iniziata benissimo. Così, dato che sono rimasta con Liam che finito il turno ci saremmo visti, decido di non rispondere, lo chiamerò in serata, d’altronde cosa avrà mai da dirmi? Vorrà rimarcare il fatto di quanto io sia una figlia egoista e poco riconoscente lasciando i miei genitori malati da soli a miglia di distanza e a me di litigare proprio non mi va, oltretutto dopo che ha troncato la nostra storia solo per la lontananza non ha più il diritto di giudicarmi. Così senza starci troppo a riflettere chiudo la telefonata e mi dirigo verso l’uscita dove ad attendermi c’è il mio… il mio…ecco Elly, il tuo che? Lasciamo perdere! Ad ogni modo Liam è nel parcheggio che mi aspetta, sarà meglio che mi affretti a raggiungerlo. 

Quando mi avvicino a lui sento una stranissima sensazione, si vede che è felice di vedermi ma nonostante tutto quando mi sono sporta per abbracciarlo come si fa tra amici, semplici amici, lui, si è allontanato di scatto. Allora penso, comprendo la paura del Covid però…Stamane con Corinne non mi sembrava così timoroso quando le ha dato la mano per battere cinque. A questo punto non so cosa pensare, un attimo prima sento di piacergli, anche tanto a giudicare dal modo in cui mi guarda, un attimo dopo sembra quasi che io sia l’ultima persona con cui avrebbe voglia di uscire, così, confusa dalla sua reazione <<Ciao Liam, tutto bene?>>

<<Sì, benissimo grazie! Sei stanca?>> mi chiede come se nulla fosse mentre entrambi ci incamminiamo verso l’uscita <<No, affatto! Oggi a lavoro è stata una passeggiata, se penso alla mole di lavoro che ho affrontato nell’ultimo periodo>>

<<Mi fa piacere che tu sia di buon umore oggi>>

<<Sì, in effetti lo sono>> Bugiarda! Lo eri finché lui non ha evitato il contatto con te, ma sarà meglio non pensarci <<Ti andrebbe un caffè?>> mi chiede <<Sì, molto volentieri!>> poi continua riferendosi alla mattinata trascorsa in ospedale <<Quella bambina, Corinne, è un vero portento!>>

<<Hai ragione, è una bambina intelligentissima, poi, nonostante i suoi soli dieci anni, ha già una certa maturità nei suoi discorsi>>

<<Mi sa che hai proprio ragione, l’ho notato anche io>> dice sorridendo, mentre lo fa si passa una mano fra i capelli e non posso fare a meno di notare ancora una volta quanto sia carino, più passo il tempo con lui, più mi piace, ma come faccio a dirglielo? Insomma non sono mai stata quel genere di donna che fa il primo passo, poi, se per un abbraccio si tira indietro, figuriamoci per tutto il resto, magari è un tipo all’antica penso tra me e me

<<Oggi è freddo, hai notato? Ormai l’autunno lascia spazio all’inverno. Non mi abituerò mai al freddo e alla neve>> dice scrollando la testa <<Non ti abituerai mai al freddo e alla neve… quindi non sei di queste parti suppongo>>

<<Supponi bene, sono argentino, ma vivo a New York da quando avevo dodici anni>> e nel dirlo mi fissa dritto negli occhi, forse per comprendere la mia reazione che non tarda ad arrivare <<Non l’avrei mai detto! Hai un nome che non sembra affatto argentino, insomma da uno che viene da quelle parti ti aspetti un Pablo, un …, non un Liam, anche se…adesso che ci penso dai colori che hai in effetti qualcosina di sud americano lo noto>> che discorso assurdo, cosa mi esce dalla bocca, ma che discorso è “Dai colori che hai” il mio cervello perde qualche colpo ultimamente e Liam se ne sarà accorto dato che sta ridendo di gusto <<Scusa! Non volevo riderti in faccia, solo che definirmi sud americano solo perché ho la carnagione un po’ più olivastra della tua…>>

<<E’ sciocco vero?>>

<<No, davvero scusami! E’ solo che non credo di avere caratteristiche del sud, poi sono solo nato lì, i miei erano del Minnesota>>

<<Capisco!>>

<<Elly davvero, non dispiacerti per prima, io sto bene con te, mi fai sorridere, è vero! La tua ingenuità, la tua bontà mi fa sorridere, ma non sai, non immagini quanto mi faccia stare bene tutto questo, quanto mi piaccia tutto questo >> andiamo bene… sarò diventata rossa dall’imbarazzo adesso. Vorrei tanto avere il coraggio di chiedergli “ Se ti piaccio così tanto allora perchè ancora non mi hai neanche chiesto il numero di telefono? Ma la realtà dei fatti è che non lo dirò mai, di sicuro rischierei di sembrare come un adolescente alla prima cotta, così mi limito a rispondere << Bene! Allora, questo caffè?>>

<<Sì, certo, seguimi! A un paio di isolati da qui c’è una tavola calda che secondo me ha il miglior caffè di tutta New York>>

<<Sarà di sicuro ottimo allora!>> rispondo ricambiando il suo entusiasmo. 

Una volta lì, lascia che sia io ad entrare per prima, vengo accolta subito da un’atmosfera accogliente, piacevole, in effetti è un posto molto carino, informale e soprattutto si sente nell’aria il buon odore del loro caffè. Sentendomi subito a mio agio senza aspettare il suo assenso mi dirigo verso uno dei tavolini appartati vicino alla finestra, anche se, ormai con i divisori di plexiglass tra un tavolo e l’altro messi a causa sempre di questo maledetto virus devo dire che sono tutti abbastanza distanti l’uno dall’altro.

Una volta accomodati, una cameriera molto carina e sorridente si avvicina per prendere l’ordine <<Buona sera, cosa le porto?>> che strano penso subito, perché chiede solo a me? E Liam? Lo avrà capito che siamo insieme, siamo allo stesso tavolo, ma lui senza dare peso alla cosa sorride e interviene subito <<Per me niente grazie!>> resto a guardarlo con espressione alquanto interdetta così lui continua parlando sottovoce <<Sai, ne ho presi già otto da stamattina, ma ci tenevo ad avere una scusa per passare un po’ di tempo con te>> intanto sento la cameriera schiarirsi la voce, probabilmente avrà da fare e vorrebbe il suo ordine, così mi decido a ordinare e tirando su le spalle <<Un caffè solo per me, grazie!>> intanto la cameriera prende l’ordine ma dalla faccia non sembra tanto convinta.

Una volta rimasti soli chiedo <<Conosci bene questo posto?>>

<<Direi di sì, ci venivo ogni giorno>>

<<Quindi non ci vieni più? Perché?>>

<<Ah…no, no! Cioè sì! Ci vengo anche se non tutti i giorni, sai di questi tempi…>>

<<Hai ragione, di questi tempi sarebbe meglio evitare di andarsene in giro, ma sai, se si sta attenti>> poi cambio discorso <<Posso farti una domanda un po’ più personale?>> mi fa cenno di sì col capo, allora continuo << Quella ragazza, la cameriera, sì, insomma vi conoscete?>>

<<Sì, è lei che mi serve sempre quando vengo qui>>

<<Scusa se te l’ho chiesto ma mi è sembrato strano il suo atteggiamento, allora ho pensato che forse fra di voi…>> 

<<Oh…no! Non è come pensi>> e sorride ancora poi continua <<Lara è una bravissima ragazza ma non è il mio tipo>>

<<Capisco!>> dico, anche se la sua risposta non mi convince del tutto. Ad ogni modo dopo quel leggero disappunto trascorriamo moltissimo tempo a parlare, parliamo di tutto, del lavoro, di Corinne, di cosa ci piace mangiare, di quali film ci sono piaciuti e quali potremmo vedere insieme uno di questi giorni, insomma il tempo vola che neanche me ne accorgo se non fosse che improvvisamente veniamo disturbati dalla suoneria del mio telefono.

E’ Joshua ancora una volta, lui vedendomi in difficoltà <<Non rispondi?>>

<<Sì, scusa è un amico, è già la seconda volta che chiama>>

<<Non farti problemi per me se devi rispondere>>

<<Lo chiamo dopo, può aspettare!>> a quel punto però sembra quasi che lui abbia fretta di andarsene <<Si è fatto buio, sarà meglio andare>>

<<In effetti sì, è quasi ora di cena, Willy sarà affamato>>

<<Chi è willy?>>

<<Il mio amato gatto>>

<<Ah… beh, allora fossi in te non lo farei aspettare troppo>>

<<Liam ci vediamo domani?>> chiedo sfacciatamente <<Sì…Elly ci vediamo domani!>> risponde felice che glielo abbia chiesto <<Verrò a prenderti a lavoro alla solita ora se per te va bene>>

<<Benissimo!>> mi limito a dire e un attimo dopo prendiamo ognuno la nostra direzione.

 Sento una sensazione di vuoto quando mi allontano da lui, così mi volto per dare un’ultima occhiata alle sue spalle ma nulla, è già sparito.

Di bees83

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