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La Mia Lettera Perduta

Cari lettori durante il Salone Della Cultura di Milano si è svolta la premiazione del concorso “La mia lettera perduta” a cui ho partecipato. Concorso curato da Eleonora Marsella, ispirato al libro di Stefano Mondini “Ufficio lettere perdute”.

Partecipare a questo concorso è stato per me un onore, ancor di più far parte dell’antologia di lettere premiate direttamente da Stefano Mondini 🙂

“La Mia Lettera Perduta”

“Hai Cambiato il Mondo” di Betty Esse

Carissimo COVID- 19,

e dico carissimo non perché tu mi sia caro davvero, ma piuttosto perché da due anni oramai sei onnipresente. Sei come il parente invadente, quello che quando vuoi o non vuoi te lo ritrovi sempre attorno e magari non per il grande affetto, bensì perché, come si suol dire, “I parenti non te li scegli”. Eh già, perché è tutto vero caro Covid-19, io non ti ho scelto, non ti volevo, non ti ho cercato eppure ci sei stato e ci sei ancora. 

Hai cambiato la mia vita, hai cambiato la vita di un intero mondo se proprio dobbiamo dirla tutta, hai una personalità forte pur essendo minuscolo. Quanto? Forse meno di un granello di polvere. Hai messo in ginocchio interi stati che fino a ieri si preoccupavano di difendersi l’uno dall’altro, si preoccupavano di dimostrare chi fosse il più forte, il più potente…

Ma non avevano fatto i conti con te! 

Devo dire che sei astuto, lo riconosco. Non ti è bastato uscire fuori così all’improvviso a distruggerci la vita, no! Tu, nel momento in cui hai perso la tua efficacia sei mutato, beh… tanto di cappello perché in confronto a te le armi nucleari ci fanno un baffo. 

Ricordo ancora i brividi davanti al telegiornale quando eri considerato solo un pericolo circoscritto nella zona di Wuhan. Era un pomeriggio d’autunno, stavo sul divano a vedere immagini raccapriccianti che arrivavano da un’altra parte del mondo, e come dimenticare lo scetticismo di persone esperte del settore convinte che tu non saresti stato tanto forte da raggiungerci. Eppure, solo pochi mesi dopo, dichiararono lo stato di pandemia mondiale. Poi un giorno, tutti in stato di allarme per quel famoso “paziente uno”. Povero paziente uno, una persona normalissima come sono io, senza colpe, si ritrovò ad essere sulla bocca di tutti. Eh già, perché non solo sei malato, diventi anche una persona da tenere alla larga e, caro Covid, ci sono passata anche io; ti assicuro che anche quando sei guarito, per mesi le persone che sanno cercano di evitarti in tutti i modi, se ne fregano della negatività del tampone. C’è tanta di quella paura in giro che ha finito per estraniare l’intera popolazione. Non esiste più una stretta di mano, non esistono più abbracci, oramai siamo macchine, pronte anche all’aperto in automatico ad alzare la famosa mascherina se qualcuno ci passa di fianco. Posso solo dirti, e mentre lo scrivo rabbrividisco, che già sapevo, lo sentivo che purtroppo per noi piccoli e semplici umani non sarebbe stata vita facile da lì a poco. Non dimenticherò mai la domenica pomeriggio in cui arrivò l’ordinanza della chiusura delle scuole, pensa che in quel momento a casa mia c’è stato un impeto di gioia, i miei tre figli erano felici come una Pasqua, ignari ancora di quello che saresti stato capace di fare. La domenica pomeriggio, che solitamente è una giornata di riposo, di svago, di allegria, dato che è l’unico giorno in cui si sta tutti insieme in famiglia, si va dai nonni, al ristorante, al cinema e chi più ne può, più ne metta, era diventata la domenica dei decreti. Tutti lì, davanti alla tv con la speranza di buone nuove, ma a distanza di quasi due anni purtroppo le cose non sono ancora cambiate. Sì, ti stiamo dando filo da torcere ma resta il fatto che tu sei lì, sempre dietro l’angolo ad aspettarci, una spada di Damocle. 

Ora penserai di avermi fatto tanto male data la rabbia con cui ti scrivo, ma no, con me non ci sei riuscito. O meglio, sei arrivato anche in casa mia, anche nel mio corpo ma ti ho sconfitto e sono sicura che ti sconfiggerei altre mille volte semmai dovessi tornare, e per fortuna non faccio parte di quella lunga lista di persone che per disgrazia hanno perso i loro cari; tuttavia, ciò non toglie che io abbia sofferto per loro e per le loro storie, e soffro ancora. Devo però fare un appunto che potrebbe lusingarti. Durante le prime chiusure, io, come credo la maggior parte degli uomini e delle donne, ho riscoperto il piacere di stare in casa, annoiandomi alcune volte e rivalutando svariati hobby, tipo quello della cucina, ti posso garantire infatti che il mercato alimentare ti ringrazia tantissimo e non ne parliamo dei fornitori di lievito. Il risultato? Eravamo tutti lì a cucinare. Cucinare, infornare, impastare e dopo ovviamente tutti dal dietologo o nutrizionista di turno. Ma a parte tutto non cambierei con niente al mondo le ore trascorse a giocare con mio marito a scala quaranta, dicesi anche “scala di quarantena” e adesso spero tu stia ridendo semmai riuscissi a farlo, perchè eravamo diventati veramente comici. Trascorrevamo ore e ore cercando di vincere l’uno sull’altro e credo che questa esperienza ci abbia uniti ancora di più, e nonostante fuori dalla porta di casa le cose non andavano a gonfie vele, a casa mia andava tutto bene, c’era l’amore, quello che provo per i miei figli e mio marito e viceversa. Tu ti starai chiedendo…servivo io per questo? No, però sei servito a farmi comprendere la fortuna che ho avuto. 

Adesso devo parlarti però delle mancanze, quelle che sono subentrate un anno dopo, quando un po’ tutti eravamo stanchi di vivere in una campana di vetro, il famoso coprifuoco e tutto il resto. Tante volte desideravo semplicemente uscire per portare i miei bambini a giocare in un prato e poi sederci a terra per consumare la merenda, ma non potevo. Tante volte durante quel periodo ho desiderato abbracciare i miei genitori, andarli a trovare ma non potevo, mai e poi mai mi sarei perdonata la colpa di un ipotetico contagio.

Sai, delle volte mi intenerisci addirittura, non deve essere semplice per te essere odiato e bandito da tutti, d’altronde tu non hai colpe, sei nato, come tutti noi, e stai vivendo la tua esistenza. Vorrei solo tanto sapere le tue origini, e se davvero siamo stati noi umani a crearti, allora caro COVID- 19 non sei tu il cattivo di tutta questa storia, ma solo una vittima come tutti quanti noi, con la stessa paura di morire. Ti chiedo però un favore personale, ognuno di noi nasce, vive e muore, quindi se pensi che sia arrivato il momento, allora va via! Anche se per te vuol dire la morte, ti prego… muori!

Betty Esse

Questa era la mia lettera, all’interno del libro potrete trovare le lettere degli altri autori che consiglio assolutamente di non perdere 😉

Il libro “La Mia Lettera Perduta” potrete acquistarlo mandando una mail a ilblogdieleonoramarsella@gmail.com

Di bees83

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