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Erbe e dintorni. Naturalmente con Enza

Equisetum spp

Equisetum spp questo probabilmente E.telmateia L’equiseto é una Pteridophyta; si tratta di piante antichissime originatesi prima che comparissero i primi fiori sulla terra. Sono gli ultimi discendenti di una famiglia che dominava le terre già prima dei dinosauri. Si riproduce tramite spore e produce 2 tipi fi fusti; gli sporangi cresciuti su fusti fruttiferi garantiscono la disseminazione mentre i fusti vegetativi si occupano dell’attività fotosintetica. Il nome deriva dalle parole Equus e Setum letteralmente crine di cavallo per la forma delle foglie che qui assumono il nome di microfille.

La pianta é stata descritta dettagliatamente già da Dioscoride Pedanio, medico e botanico nella Roma di Nerone e le sue proprietà diuretiche, riconosciute fin da allora. La pianta contiene moltissimo acido silicico. Il silicio é un elemento poco presente nel nostro organismo e non sembra avere una funzione specifica ma é uno degli elementi più comuni sulla terra; in animali e piante ha fondamentalmente scopi strutturali, ad esempio il guscio delle diatomee o nel fusto degli equiseti ai quali fornisce anche una protezione dall’erbivoria, rendendoli indigesti.

Questa grande presenza minerale rende i fusti resistenti ed abrasivi e l’uomo ha imparato ad usarli come lucidanti per i metalli e nella pulizia interna di giare e damigiane in vetro; una polvere di equiseto era commercializzata a questo scopo fino a pochi decenni orsono. Gli antichi Romani usavano la polvere dei fusti come abrasivo ed esfoliante nei trattamenti di bellezza.

L’equiseto é molto ricco di minerali di potassio, alluminio, manganese, ferro e calcio che ne fanno uno dei migliori remineralizzanti del mondo vegetale ma l’uso erboristico é da praticare attraverso il supporto di professionisti perché quasi tutte le specie di equiseto contengono composti tossici.

Per chi lo conosce bene, l’equiseto di campo é invece un alleato anche in cucina. I germogli dei corpi fruttiferi possono essere aggiunti a minestre, i giovani fusti sbollentati si conservano sott’aceto e In alcune parti d’italia gli sporangi si consumano fritti. M. Luciani

Di Enza Squillacioti

Il cambiamento, modifica le mie abitudini. Mi creo altre opportunità

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